ATTRAVERSO LE ALPI

Astrolabe N° 32
Università di Siena
Attraverso le Alpi
UN INCONTRO CON ALESSANDRO MANZONI

ATTRAVERSO LE ALPI.
UN INCONTRO CON ALESSANDRO MANZONI

 

Egli mi venne incontro con una cordialità accattivante, mista ad un lieve, educato imbarazzo, quando anticipò le mie scuse, scusandosi a sua volta elegantemente per il suo biglietto. [...] Nello sguardo e nella voce egli ha una toccante espressione di malinconia e nulla può essere più dolce e affascinante del suo sorriso[1].

 

L'uomo del delicato ritratto è il celebre Alessandro Manzoni. L'uomo a cui va incontro ed a cui porge le sue scuse è Lord Abraham Hayward, viaggiatore inglese in visita a Milano nel 1834.

Nato a Salisbury nel 1801, Abraham Hayward segue privatamente studi giuridici e nel 1824 giunge con successo ad assumere la direzione del "Law Magazine, or Quarterly Review of Jurisprudence". Nel 1833, al ritorno da un soggiorno in Germania, pubblica la traduzione del Faust che sarà giudicata da Carlyle la migliore versione inglese e che gli varrà il successo. Tra il 1838 ed il 1840 sarà il consulente letterario di Luigi Bonaparte.

Nel 1834 compie un viaggio attraverso le Alpi la cui descrizione giunge ai giorni nostri sotto forma di lettera ad un amico[2], stampata in poche copie per una circolazione riservata agli amici. Il testo non supera le cinquanta pagine, ma si offre al lettore moderno come un'importante e completa fonte storica nonché letteraria. L'autore infatti racconta a posteriori, datando la lettera 14 ottobre 1834, quanto visto ed accaduto nel suo breve itinerario italiano, riordinando ricordi, pensieri, sensazioni e informazioni raccolte al suo passaggio. In quell'anno i paesi posti lungo la catena delle Alpi subirono gravi danni e perdite in seguito ad una violenta tempesta scatenatasi nel mese di agosto. Le pagine di Lord Hayward sono senz'altro di enorme contributo relativamente a quanto successe in questa zona delle Alpi nell'ormai lontano 1834, tutto ciò che ha poi portato ad una ricostruzione delle strade, ponti e paesi, lasciandone una fisionomia segnata dal passaggio della tempesta così dettagliatamente descritta. Il testo è ricco di informazioni, completo sotto ogni profilo, affianca un taglio quasi giornalistico ad uno più storico e letterario. Fu pubblicato per una circolazione privata, ma in esso ritroviamo interessanti dettagli sul viaggio materiale, le stazioni di posta, la biancheria da letto, il corredo del viaggiatore, i modi di spostarsi lungo i passi di montagna e di spostare il proprio bagaglio, i pericoli che si incontrano, il terrore di essere ingannati e derubati dalle guide che accompagnano lui ed i suoi compagni di viaggio lungo gole strette, oscure e profonde. Quel che colpisce sono i dettagli, le descrizioni,  strettamente legate alla realtà, documenti storici ineguagliabili come del resto sono molti testi di viaggio. Molte pagine vengono dedicate al disastro provocato dalla tempesta della quale Lord Hayward fu testimone:

La tempesta di cui ti parlo è del tipo che i locali chiamano Wolkenbruch (nubifragio). Una massa di nubi che per settimane si era raccolta lungo l'intero arco alpino, alla fine venne giù dal cielo come una valanga. Si è affermato che la conseguente distruzione ha avuto origine dalla fusione di neve e ghiaccio combinati con la pioggia, ma gli effetti sono stati troppo improvvisi e imprevedibili perché sia accettabile questa spiegazione del fenomeno. Torrenti scendevano da pendii completamente sgombri da neve; fiumi d'acqua non derivanti dai ghiacciai si riversavano nelle forre; vennero spazzate via case su alture irraggiungibili da qualsiasi inondazione. E così istantanea fu la furia delle acque che tre operai intenti a fare il tetto di una rimessa della stazione di posta dello Spluga, furono inghiottiti prima di poter mettersi al riparo, benché lavorassero a meno di 50 passi dalla stazione di posta stessa, rimasta indenne. I loro corpi vennero ritrovati due giorni dopo nel Reno, a una distanza di 35 miglia; tutti e tre completamente nudi a parte una mezza calza ancora sulla gamba di un operaio. [...] Il sito delle stazioni di posta è stato scelto con tanta cognizione di causa che quasi tutte erano state risparmiate dalla tempesta, ma tre quarti almeno delle case andarono distrutte e si lamentò la scomparsa di un quarto degli abitanti della zona. Puoi immaginare gli effetti dell'uragano sulla strada. Innanzitutto quarantatre ponti erano stati travolti, e là dove le acque erano piombate dal costone si era aperta una voragine nella strada. Inoltre, massi rocciosi grandi come case erano rotolati sul passo che in certi punti era rimasto completamente sepolto da dar l'impressione che gli fosse crollato sopra un intero costone, mentre l'acqua, cimando e travolgendo così l'ostruzione, offriva alla vista nuove e (come si chiamerebbero in altri paesi) imponenti cascat[3].

 Le strade divennero dunque impraticabili e ci furono molti smottamenti e cedimenti che misero in guardia i viaggiatori, costretti alla prudenza ed a rivedere il proprio itinerario:

Ci giunse la notizia che avremmo potuto avere un ritardo di un'ora o due, dato che si era appena scatenata con terribile violenza una tempesta lungo il nostro percorso. Verso le sei del mattino venimmo a sapere che il Reno si era gonfiato all'improvviso e aveva inondato la vallata che dovevamo attraversare. Arrivati sul posto, trovammo che il livello delle acque era calato, ma che il ponte e parecchie miglia della nostra strada erano stati spazzati via. Invece che il cambio dei cavalli, il mastro di posta ci aveva fatto trovare una capace imbarcazione, nella quale vennero stipati i sacchi, il bagaglio e i passeggeri per raggiungere a remi (o meglio, spinti dalla corrente), l'altra riva; qui, non lontano ci attendeva un veicolo, che solo con un eufemismo si sarebbe potuto chiamare vettura, adibito al nostro trasporto a Coira, lungo qualche miglio di strada o sentiero, mai fino ad allora onorato da mezzi più nobili di un carretto[4].

A questo punto, per la prima volta, i dubbi sulla scelta di quel passaggio nelle Alpi iniziano ad insinuarsi nel nostro viaggiatore, il cui viaggio viene narrato dalla partenza da Zurigo in data 26 agosto. Con lui viaggiano due italiani « due giovanotti di ventisei o ventotto anni, senza dubbio provenienti da una classe sociale colta. Avevano studiato presso le migliori università italiane, dove uno di loro si era particolarmente distinto e ambedue erano esperti in diritto civile, ciò che mi fece supporre fossero avvocati. Ma dato che sembravano individui sospettati, anche se non messi decisamente al bando dall'Italia soggetta all'Austria, non indagai né sulla loro classe sociale né sulla loro professione, neanche quando l'intimità era cresciuta al punto da giustificarlo[5] ». Il testo, seppur breve, è ricco di riferimenti vivi e reali, carico di storia, quella storia di un'Italia frammentata che lottava ancora per l'unità. Egli faceva invece parte di quei viaggiatori inglesi che dal 1814 in poi, alla ripresa di viaggi in Italia dopo la caduta di Napoleone, rappresentavano il nuovo volto dell'Inghilterra « viaggiatori ben preparati e attenti, forti dovunque andassero, della loro superiorità economica e politica[6] ». Nel corso del viaggio egli spicca sempre come l'organizzatore dell'itinerario, è lui che si occupa di discutere con le guide su prezzi e tragitti e soprattutto è così che viene e si sente visto:

La guida italiana sapeva del mio itinerario e sapeva inoltre che ero un inglese e doveva credermi ricco, vista la relativa importanza che davo al danaro. Senza dubbio egli aveva dei complici a portata di mano o nella locanda e non c'era niente di più facile che tendermi un agguato sul passo e gettarmi poi nel primo burrone, e se (cosa non meno probabile) ci fossero state domande, rifugiarsi in Italia o dire che ero precipitato da una roccia. Queste associazioni di idee non erano piacevoli, ma io avevo affrontato l'avventura con gli occhi bene aperti ed ero ben deciso ad andare avanti[7].

La sua avventura nasce con lo spirito di un viaggiatore inglese, amante delle Alpi come molti suoi compatrioti, come molti viaggiatori che in questi anni si riversano soprattutto in Svizzera seguendo un vero e proprio culto delle Alpi, « une suite de ruines colossales » come le descrive Johann Gottfried Ebel nel Manuel du voyageur en Suisse nel 1810. La Svizzera, in particolare, già nel corso del Settecento era divenuta famosa ed amata grazie alla Nouvelle Héloïse di Rousseau, che ispirò molti viaggi letterari nei luoghi che ricordavano Julie o Saint-Preux. In particolare affascina l'orrido ed il sublime di paesaggi colossali, che non mutano nel tempo, le gole profonde e gli arditi passi montani, tra cui spicca, per chi volesse passare dalla Germania all'Italia, il passo dello Spluga, attraverso l'aspra gola detta "Via Mala", una strada tagliata nella roccia che si apre su abissi profondi. « Essa si infila subito nel tratto più scosceso e più stretto della gola e quando sembra sospesa sul precipizio, il viaggiatore può immaginarsi nei panni di un raccoglitore di finocchio selvatico. C'è un punto in cui il precipizio è allo scoperto nel senso stretto del termine perché una pietra gettata giù dall'alto cadrebbe nell'acqua proprio sotto di lui[8] ».

Che stupore può cogliere allora il lettore quando, proseguendo nella lettura di questa piacevole lettera,  apprende che uno degli scopi principali del viaggio di Lord Hayward fosse giungere a Milano per incontrare Manzoni. Stupore nel pensare ad un simile viaggio burrascoso spinto da uno scopo letterario.

Prima di lasciare l'Inghilterra, avevo cercato invano, in tutta la cerchia dei miei amici, di trovare qualcuno che potesse mettermi in contatto con Manzoni. Non si trovò nessuno abilitato a farlo, neppure tra i suoi più caldi ammiratori giramondo, neppure tra gli specialisti di letteratura italiana si riuscì a scovare uno che lo conoscesse personalmente. Ebbi un po' più di fortuna durante il viaggio, perché a Francoforte un conoscente mi diede un biglietto per uno degli amici più intimi del Manzoni e l'italiano che avevo incontrato a Coira mi affidò un messaggio ossequioso per suo figlio[9].

In realtà il suo biglietto da visita sarà la traduzione del Faust, nella quale aveva menzionato lo stesso romanziere in una nota. Egli decide infatti, come ultima risorsa, di inviare copia del suo volume accompagnata da un biglietto ricco di ammirazione per il suo genio, spiegando la delusione nel non essere riuscito a rivolgersi a lui tramite la via normale, senza quindi lettere di presentazione. Anche sotto questo aspetto il testo si dimostra un'importante fonte letteraria, in quanto Lord Hayward stesso afferma la quasi totale indifferenza dell'Inghilterra nei confronti di un personaggio quale il Manzoni, noto ed amato soprattutto in Francia e Germania, così come Manzoni ammette durante l'incontro di non conoscere la lingua inglese e pertanto mostra una sorta di indifferenza agli autori contemporanei quali il celebre Bulwer: « Non conoscendo l'inglese confessò la sua quasi totale ignoranza dei nostri scrittori viventi. Non conosceva neppure per nome l'autore di Pelham, cosa che, data la straordinaria celebrità di Bulwer nel continente, è forse la prova più evidente dell'indifferenza del Manzoni nei riguardi dell'Inghilterra e degli Inglesi[10] ».

Giunto a Milano, piuttosto che descrivere monumenti e palazzi celebri della città, già noti grazie ad altri testi e guide sull'Italia, Lord Hayward preferisce soffermarsi sulla descrizione dell'incontro letterario avvenuto nella casa di campagna del Manzoni a Brusuglio: « Non penso di raccontarti niente di nuovo descrivendoti la cattedrale, il teatro dell'opera, i quadri, le gallerie, gli itinerari, i passeggi di Milano, ma il Manzoni è un personaggio così poco noto agli Inglesi, che sono invogliato a descriverti brevemente il mio incontro con lui[11] ».

La conversazione tra Manzoni e l'inglese Lord Hayward volge sulla letteratura, letteratura d'oltremanica ma soprattutto su questioni di interesse comune come Goethe, il teatro ed il romanzo.

Egli ci regala un ritratto romantico di uno degli autori principali della letteratura italiana, lo presenta con sguardo e voce di una toccante malinconia, con un sorriso dolce che affascina, affabile. Un personaggio con il quale la conversazione risulta « limpida e vibrante, sgombra da ogni preoccupazione di mettersi in mostra[12] ». La stessa immagine ci viene offerta quasi trent'anni dopo dalla francese Louise Colette, altra grande testimone dell'Italia che cambia, un'Italia appena post-unitaria quella della Colette, mentre nel testo di Lord Hayward ancora l'unità è in fase di costruzione. Presso i francesi, a differenza degli inglesi, Manzoni è considerato un genio, un santo, un personaggio la cui gloria serena e la cui vita sono un esempio pubblico. Gli italiani in generale mostrano questo spirito privo di posa, di superiorità ed anche negli spiriti più elevati ella afferma di aver trovato sempre quell'atteggiamento che mette a proprio agio. Manzoni, ormai settantacinquenne, appare a Louise Colette come un bel vecchietto alto, la testa fiera dai tratti regolari, la fronte ispirata sulla quale i capelli bianchi formano una sorta di aureola di purezza. Le ricorda Chateaubriand, ma la sua espressione è più dolce ed affabile[13].

Molti furono i viaggiatori stranieri di passaggio a Milano che incontrarono il Manzoni, ma ciò che affascina in particolare di questo viaggio è la difficoltà dell'impresa, la perseveranza, il non arrendersi di fronte al più spaventoso baratro che si incontra lungo il cammino lungo la Via Mala, ed il desiderio profondo di conoscere uno degli autori più importanti del panorama letterario italiano dell'Ottocento. La visita agli autori contemporanei è una delle tipologie di viaggio letterario, ovvero quel viaggio intrapreso con un occhio diverso, con uno scopo che distingue dal classico viaggiatore e porta soprattutto a distinguersi dal diffondersi del turismo di massa ricercando luoghi minori, o interpretandone di noti attraverso eco letterarie che abitano la nostra memoria culturale.

Affascina dunque il pensiero di questo Lord inglese che avendo eletto l'Adelchi a libro prediletto, racconta il passaggio sul passo dello Spluga recitando l'episodio in cui il diacono Martino narra il passaggio delle Alpi:

Incerto

Pur del cammino io gìa, di valle in valle
Trapassando mai sempre; o se talvolta
D'accessibil pendio sorgermi innanzi
Vedea un giogo, e n'attingea la cima,
Altre più eccelse cime, innanzi, intorno
Sovrastavanmi ancora; altre di neve
Da sommo ad imo biancheggianti, e quasi
Ripidi, acuti padiglioni al suolo
Confitti; altre ferrigne, erette a guisa
Di mura insuperabili

(Alessandro Manzoni, Adelchi, II, 3, vv. 209-219)

Il racconto di questa esperienza si riempie dei tratti più disparati, passando dalla precisione del racconto storico, all'immediatezza dell'azione e dell'avventura, rendendo il lettore partecipe, facendolo compagno di viaggio con descrizioni così vive che quasi sembra di sentire l'acqua del fiume bagnarci le caviglie mentre siamo intenti a saltare da una roccia all'altra lungo i passi in cui la strada è stata seppellita da uno smottamento.

I colori sono vivi e mescolati con cura come sulla tavolozza di un pittore, con quel che basta di emozione e sentimento personale dell'autore per renderlo l'affascinante racconto di un'esperienza singola che coinvolge però, per gli eventi narrati, le storie di molte persone che persero la vita nel disastro della tempesta del 1834 sui tratti alpini, la storia di paesi, passi e strade, la storia dell'Italia che lotta per l'Unità, ma soprattutto un racconto che ci dipinge in una quotidianità a noi sconosciuta l'autore dei celebri Promessi Sposi, colto nel suo studio, nella naturalezza del suo essere umile e affabile uomo prima che illustre genio.

Raffaella Cavalieri


  1. ^ Abraham Hayward, Across the Alps, London, Roworth and Sons, 1834, trad, it. (a cura di Matilde Dillon Wanke e Domenico Astengo), Oltre le Alpi. Giornale di viaggio in forma di lettera a un amico, Milano, Viennepierre Edizioni, 1999, p. 66-67.
  2. ^ Con ogni probabilità, stando a quanto asserisce il suo biografo nel Dictionary National Biographic, vol. IX, e riportato in Abraham Hayward, Oltre le Alpi. Giornale di viaggio in forma di lettera a un amico, Milano, Viennepierre Edizioni, 1999, p. 31, la lettera sarebbe stata indirizzata alla sorella.
  3. ^ Abraham Hayward, op. cit., p. 38-40.
  4. ^ Ibid., p. 36-37.
  5. ^ Ibid., p. 35.
  6. ^ Carlo Dionisotti, Il Manzoni e la cultura inglese, in Annali Manzoniani, VII (Atti del X Convegno Internazionale di Studi Manzoniani), Milano, Casa del Manzoni, 1977, p. 253.
  7. ^ Abraham Hayward, op. cit., p. 53-54.
  8. ^ >Ibid., p. 44
  9. ^ Ibid., p. 64-66.
  10. ^ Ibid., p. 69.
  11. ^ Ibid., p. 64.
  12. ^ Ibid., p. 69.
  13. ^ Louise Colette, L'Italie des Italiens, Paris, E. Dentu éditeur, 1862, parte prima, «L'Italie du Nord ».

Pour citer cet article:

Référence électronique
Raffaella CAVALIERI, « ATTRAVERSO LE ALPI », Astrolabe [En ligne], Juillet / Août 2010, mis en ligne le 08/08/2018, URL : http://astrolabe.uca.fr/juillet-aout-2010/dossier/attraverso-le-alpi

Formulaire de recherche